Cenni sulla storia economica
L'integrazione del Lombardo Veneto con il Regno d'Italia sconvolse profondamente i mercati del Trentino, che da territorio di cerniera si ritrovò in posizione marginale con la necessità di trasformare il proprio apparato industriale in funzione di una maggiore integrazione con l'impero austroungarico. Con l'annessione del Trentino all'Italia nel 1918, il trauma si rinnova per la perdita dei mercati dell'impero, a cui si aggiunge una politica economica fortemente nazionalista che, nella sostanza, si pone in forte contrasto con il sistema economico tradizionale fondato in buona parte sull'autonomia, l'associazionismo e la cooperazione.
Il Trentino conosce, tra la metà del 1800 e quella del 1900, uno dei periodi più duri della sua storia sotto il profilo delle condizioni economiche e sociali della sua popolazione. Ne sono testimonianza i 185 mila emigranti trentini che, nel periodo citato, scelsero la via delle Americhe, dell'Africa, dei restanti Paesi dell'Europa, per ritrovare quel tenore di vita che la nostra terra non era in grado di garantire a tutti. É a partire da questo stato di necessità che nasce e si sviluppa a cavallo del secolo un fiorente sistema di cooperazione, che investe principalmente i settori del consumo, del credito e dell'agricoltura, con l'intento di alleviare le situazioni di grave disagio della popolazione.
L'economia era infatti ancora prevalentemente agricola e su questa si basava tutta la produzione di beni e di materie prime destinata alla trasformazione manifatturiera. Le cose cambiarono rapidamente con l'ottenimento, negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, dell'autonomia speciale, in base a un accordo riconosciuto a livello internazionale tra il Governo italiano e austriaco ("Accordo Degasperi-Gruber"). Le risorse finanziarie affidate ai governi locali in base alle norme di attuazione dei principi autonomistici permisero un rapido mutamento delle condizioni economiche provinciali, dentro un disegno tendente a realizzare una situazione di equilibrio sia territoriale che settoriale e con la valorizzazione delle risorse tipiche presenti in loco.
A un'equilibrata industrializzazione, che rimane il perno fondante di ogni economia e che ha risposto in modo consistente alla domanda di occupazione, si è così affiancato un sorprendente sviluppo del turismo a sua volta integrato con il commercio, l'artigianato e l'agricoltura. Si sono sviluppate anche le infrastrutture viarie, per il turismo e per il tempo libero, si è dato spazio alla formazione professionale e universitaria, quale preliminare risorsa per lo sviluppo, e si sono apprestati centri di ricerca ad alto livello.
Il Trentino si colloca oggi tra le aree più sviluppate d'Europa - come evidenziano alcuni tra i principali indicatori economici - e nelle graduatorie periodiche viene annoverato tra le regioni con i più alti livelli di benessere e stile di vita.